Roma da scoprire: mulini all’isola Tiberina

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C’è una Roma da scoprire nel cuore di Roma, oggi vi porterò alla scoperta dei mulini ad acqua di Roma.                                                                                                    

Durante l’epoca dei papi, il Tevere aveva un aspetto completamente diverso da quello dei nostri giorni, infatti lungo il fiume che attraversa Roma era facile imbattersi in costruzioni galleggianti sormontate da grandi croci, i mulini ad acqua di Roma.

Questi non avevano una particolare forma architettonica, ma una grande funzionalità per la popolazione e l’economia della città in quanto erano necessari per la fornitura di farina indispensabile per la produzione del pane che era alla base della dieta del popolo.

La sua importanza è testimoniata anche dall’interesse che suscitarono e ispirarono molti artisti dell’epoca tra cui Giovanni battista Pieranesi che li dipinse nel quadro “Ponte ferrato degli antiquari detto Cestio”.

Ma i mulini ad acqua di Roma suscitavano ancor più interesse e preoccupazione agli ingegneri, soprattutto durante la piena del Tevere, che spesso usciva dagli argini e inondava le aree circostanti mettendo in serio pericolo la vita di chi vi abitava e di chi lavorava su queste piattaforme che spesso a causa della forte corrente si sganciavano dagli ancoraggi che li tenevano fermi, lasciandoli così in balia della corrente.

Spesso in queste occasioni i mulini rappresentavano un vero e proprio pericolo in quanto ostacolavano il passare delle acque quando essi si bloccavano sotto le arcate dei punti, o se riuscivano a passare rappresentavano una minaccia per le navi ancorate nei porti di Ripa Grande o Porta Portese.

In più di un’occasione avvenne un vero e proprio disastro, il peggiore fu nel 1870 dove si registrò il distacco di tre mulini ad acqua che vennero sospinti verso i ponti.

Da questo momento in poi l’uso dei mulini ad acqua venne praticamente abbandonato per far posto a tecniche moderne e meno pericolose.

Ricordiamo i mulini ad acqua di Roma principalmente grazie alle testimonianze forniteci da pittori e fotografi dell’epoca e una testimonianza ancora visibile nella cappella dei Molinari.

 

Per potere accedere ad una delle poche testimonianze ancora rimaste a Roma e necessario recarsi all’isola Tiberina.

Vi è una Chiesa particolare, la Chiesa di San Bartolomeo all’Isola Tiberina del 998 fatta costruire dall’imperatore Ottone III.

 

In fondo alla navata centrale vi si trova la cappella dei Molinari, I soggetti principali sono due imbarcazioni affiancate in mezzo alle quali si trova una grande ruota.

La basilica fu costruita verso la fine del X secolo in onore dell’amico dell’imperatore Ottone III Sant Adalberto, essa viene costruita sulle rovine di un tempio romano in onore di Esculapio.

La chiesa di San Bartolomeo venne arricchita da reliquie di santi la più nota è quella di San Paolino da Nola e dell’apostolo Bartolomeo che diede così il nome alla chiesa.

Durante il pontificato di Pasquale II la chiesa di San Bartolomeo venne completamente restaurata e arricchita da un campanile romanico che si trova a fianco della chiesa.

Nella cappella dei Molinari nel 1605 vennero riposte delle reliquie, presenti ancora oggi nella chiesa, ricordiamo quella di San Paolino da Nola che divenne protettore della confraternita dei Molinari che si insidio nella cappella maggiore fino al 1846.

Questa basilica ha oltre 1000 anni ed è una delle più antiche dell’isola Tiberina.

All’interno della chiesa di San Bartolomeo vi troviamo diverse e particolari tesori nascosti di Roma come la vera di pozzo, la palla di cannone e come accennato in precedenza la cappella dei Molinari.

La vera di pozzo si trova al centro tra i gradini della scala davanti all’altare maggiore, si presume che possa trovarsi la dove si trovava la sorgente taumaturgica del tempio di Esculapio.

Questa fu ricavata da un blocco di una colonna romana essa venne scolpita con quattro figure: il Cristo con il libro aperto Santo ad Alberto con il pastorale ed anche il libro chiuso, San Bartolomeo con il coltello del suo martirio e di libro aperto e l’imperatore Ottone III.

La palla di cannone del 1849 colpì la chiesa durante l’assedio alla Repubblica romana, fortunatamente questa non provocò danni. La palla di cannone venne in seguito Murata e si trova nei pressi di una lapide che ricorda l’avvenimento.

Arriviamo così a ciò che più ci interessa di tutto, la cappella dei Molinari.

 

Essa è situata a sinistra dell’altare maggiore e nella parte dove vi è una lapide murata con la rappresentazione di un mulino, su questa lapide vi si riportano dei versi che qui vi riporto:

Cappella dell’arte dei Molinari

Fondata per detta arte

Et beneficio et comodo di quella

Da Gabriele Crispiati

Come camerlengo di detta Arte

A Fondamenti

Nel tempo di Giulio III Fel Mem

Et l’anno MDCXXVI

Da Francesco Moretti

Et Alfonso Ercolani deputati

Et consoli di detta Art

Restaurata a nome dell’Arte

Et per quella

 

Se siete interessati a cose insolite da fare a Roma continuate a seguirmi in questo viaggio nella Roma da Scoprire!                                                                                                      

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About Author

Maria Mazzeo è fondatrice ed editrice di Viaggiare Cosi il sito di viaggi. Artista e fotografa freelance basata tra Roma, Londra, Barcellona. Una donna ambiziosa che ha creato dal nulla il blog Viaggiare Cosi per documentare in maniera personale e professionale i propri viaggi, in modo informale e soprattutto onesto. Ha visitato hotel lussuosi ma anche ostelli in viaggi indipendenti in Europa tra cui Francia, Spagna, Portogallo, Regno Unito, Germania, Austria, Grecia e costantemente impegnata ad organizzare la prossima avventura!

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